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Il Master of wine parla finalmente italiano
Stile e cultura del vino

Il Master of wine parla finalmente italiano

ROSADIVINI
ROSADIVINI
Redazione

È una sorta di premio Nobel del vino, un titolo che pochissimi riescono a conseguire. Il master of wine italiano è Gabriele Gorelli, 37enne di Montalcino.

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Un percorso durissimo fatto di grande passione, immani sforzi, studi e conoscenze approfonditi. Viaggi in giro per il mondo uniti alla capacità di raccontare le mille sfumature e i profumi di un mondo affascinante e a volte sconosciuto.

È l’identikit di chi consegue il Master of Wine, il “premio Nobel” del vino, un club ristretto e prestigiosissimo, che ora ha un rappresentante italiano.

Si chiama Gabriele Gorelli, ha 37 anni ed è cresciuto a Montalcino, in Provincia di Siena, terra del Brunello, a cui è legato da profonde radici familiari.

Gabriele negli anni  si è costruito un enorme bagaglio di conoscenze che spaziano dalla viticoltura alla comunicazione all’economia.

Con la sua nomina si è così venuta a colmare una ferita aperta per molti produttori e appassionati di vino: l’Italia, il paese con la più antica tradizione vitivinicola non aveva mai avuto un Master of Wine nella più esclusiva e influente organizzazione al mondo di esperti e ambasciatori del  vino. 

Cosa fa un Master of Wine

«Il mio compito è quello di rendere accessibile e comprensibile a tutti le eccellenze italiane, valorizzandole e creando valore aggiunto lungo tutta la filiera – ha spiegato il giovane Gorelli, che tra l’altro, ha anche curato la sezione italiana della Sotheby’s Wine Encyclopedia 2020. 

Storicamente il ruolo del Master of Wine non è certo quella di piegare la produzione del vino al gusto imperante. È fondamentale che un Paese complesso come l’Italia, da un punto di vista storico e stilistico, possa contare su un ambasciatore che li rappresenti in ambito internazionale».

Ancora oggi resistono convinzioni e pregiudizi sedimentati nei decenni, che restituiscono un’immagine distorta di quello che è il patrimonio enologico italiano. 

Il “Master” tutela la credibilità della filiera

È fondamentale che ci sia qualcuno capace di mettersi a disposizione dell’intera filiera con credibilità e autorità di un linguaggio appropriato. Qualcuno per rappresentare e raccontare l’Italia e i suoi vini nel complesso mondo del commercio internazionale.

«Un Master of Wine – continua Gorelli – non deve indovinare i vini ma dimostrare di averli compresi».

Si è concluso positivamente il percorso iniziato da Gorelli nel 2014, quando a Firenze si è svolto l’ottavo simposio del The Institute of Masters of Wine. In quella occasione la più esclusiva compagine enologica al mondo, scelse “Identità, innovazione e immaginazione” come parole chiave dell’evento.

«Un Master of Wine – conclude Gorelli – deve dimostrare di aver compreso i vini. Può sbagliare a riconoscere la varietà e la provenienza, entro certi limiti, ma è richiesta una grande sensibilità nel valutare lo stile produttivo, e soprattutto la qualità».

Una istituzione del vino nata nel 1953

The Institute of Masters of Wine è un’organizzazione fondata a Londra nel 1953, la cui missione è promuovere l’eccellenza, la condivisione e la conoscenza tra i diversi settori della comunità globale del vino.

L’esame è aperto a tutti e nel tempo sono entrate tutte le professioni e persino qualche appassionato. Esame e qualifica sono a Londra in quanto centro di business internazionale in un Paese non produttore ma consumatore, dove si acquistano e bevono vini di tutto il mondo.

È considerato il percorso di studi più duro nel mondo del vino. È richiesta una buona conoscenza orizzontale, più che verticale; ovvero è necessario sapere qualcosa su tutto e non tutto su qualcosa.

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Creato il 11/11/2021, aggiornato il 19/07/2022. © Riproduzione riservata.