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Guida ai vini spumanti e frizzanti
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Guida ai vini spumanti e frizzanti

ROSADIVINI
ROSADIVINI
Redazione

Non c’è altro che l’imbarazzo della scelta per puntare ogni volta su qualcosa di diverso: scopriamo le peculiarità di vini spumanti e frizzanti.

Vini spumanti e vini frizzanti: quali sono le differenze? È importante conoscerle per capire quando è consigliabile stappare l’uno e quando l’altro. Certamente, un tratto che caratterizza entrambi è l’effervescenza che però ha caratteristiche ben diversi negli spumanti e nei vini frizzanti.

In questo articolo cerchiamo allora di fare chiarezza su questi due tipi di vini, da destinare a occasioni diverse. 

Gli spumanti

Gli spumanti sono quei vini in cui si riscontra l’anidride carbonica che, disciolta, genera una sovra pressione di almeno 3,5 atmosfere assolute all’interno della bottiglia. Avrai infatti stappato almeno una volta nella tua vita una bottiglia di spumante, notando il classico rumore del tappo che fuoriesce. Quel rumore, dal Galateo non considerato peraltro troppo elegante, è causato dal calo di pressione che genera effervescenza. Il risultato è un forte sviluppo di bollicine e la formazione di una spuma che può caratterizzarsi come più o meno persistente. Proprio la persistenza è una delle variabili importanti da considerare quando si parla di spumante. 

Metodi di spumantizzazione

Ma come si producono gli spumanti? I metodi di spumantizzazione sono essenzialmente due: il Metodo Classico (o Méthode Champenoise, in francese) e il Metodo Charmat, altresì conosciuto anche come Metodo Martinotti. Si differenziano per le caratteristiche della fermentazione che è alla base della effervescenza del vino.

Negli spumanti realizzati con Metodo Classico, la fermentazione avviene in bottiglia, con un periodo di permanenza del vino base a contatto con i lieviti che si rivela molto lungo, arrivando addirittura a diversi anni.

Nel Metodo Charmat, invece, la rifermentazione viene eseguita in recipienti di acciaio inox sotto pressione. La permanenza del vino base a contatto dei lieviti è molto più breve rispetto al Metodo Classico.

Esiste anche un terzo metodo di spumantizzazione che avviene in bottiglia e si chiama Metodo Ancestrale: consiste nell’imbottigliamento del vino base con i suoi lieviti e con la presenza di un residuo zuccherino. Quest’ultimo, con l’innalzamento della temperatura dovuta all’arrivo della bella stagione, porta alla rifermentazione e all’effervescenza. Il Metodo Ancestrale viene utilizzato soprattutto per il prosecco ma si è negli anni allargato anche alla produzione di altri vini frizzanti.

Tipologie di spumanti

Il mondo dello spumante è molto variegato e interessante per gli amanti del genere. Cava, Trento DOC, Franciacorta sono tutti esempi di vini di ottima qualità, frutto di attenti processi di lavorazione.

Viene usato il Méthode Champenoise per produrre il Cava, il primo spumante della Spagna. Oltre il 95% della produzione di questo prodotto arriva dalla zona del Penedès in Catalogna, a pochi chilometri da Barcellona. Dal colore giallo paglierino intenso con sfumature verso il dorato e un perlage persistente e lungo, il Cava è uno degli spumanti da provare almeno una volta. In bocca è elegante, persistente, con una buona sapidità e acidità. Insomma davvero un ottimo prodotto.

Franciacorta e Trento DOC sono invece spumanti italiani prodotti con Metodo Classico. Il Franciacorta si caratterizza per il suo colore giallo paglierino e per quelle bollicine fini e persistenti che lo rendono davvero unico. Il suo bouquet è delicato ed elegante e al palato questo spumante risulta sapido, fresco e molto equilibrato. Anche il Trento DOC viene prodotto con il Metodo Classico e viene prodotto soltanto in un’area ristretta, quella che comprende i territori della provincia di Trento ubicati nella Valle dell’Adige, nella Valle di Cembra, nella Vallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie. È un prodotto di assoluta qualità, frutto di passione e di grande esperienza. Rispecchia tantissimo, con le sue caratteristiche, la terra da cui trae origine. Il Trento DOC è di un bel colore giallo paglierino, con bollicine persistenti e fini. Al naso è caratteristico e intenso, al palato è armonico, secco, dolce.

Classificazione degli spumanti

A seconda del residuo zuccherino che lo caratterizza, lo spumante può essere etichettato in modi diversi. A oggi si distinguono queste categorie di spumante:

  • dosaggio zero: residuo inferiore a 3 g/l. Significa che lo spumante non ha subìto aggiunta di di zucchero dopo la presa di spuma
  • extra-brut: compreso tra 0 e 6 g/brut: inferiore a 15 g/l
  • extra-dry: compreso tra 12 e 20 g/l
  • secco: compreso tra 17 e 35 g/l
  • abboccato: compreso tra 33 e 50 g/l
  • dolce: se superiore a 50 g/l

Dalla Francia ecco lo Champagne

Che differenza c’è tra Champagne e spumante? Entrambi vengono prodotti con il Metodo Classico, la differenza sta nel fatto che lo Champagne ha una gradazione alcolica superiore e una acidità inferiore rispetto al primo. Lo Champagne è il prodotto di eccellenza francese, sinonimo di eleganza e raffinatezza. In bocca è molto ricco e intenso e presenta complessi aromi secondari che lo caratterizzano in modo unico. Il lungo processo di lavorazione e la qualità delle materie prime sono variabili che incidono tantissimo sul costo di una bottiglia. Lo Champagne costa tanto perché fondamentalmente alti sono i suoi costi di produzione. C’è chi ne è innamorato, c’è chi invece allo Champagne preferisce lo spumante. 

Vini frizzanti: il re è il Lambrusco

Il re indiscusso dei vini frizzanti è il Lambrusco che, senza ombra di dubbio, è quello più conosciuto non solo in Emilia Romagna, dove viene prodotto, ma in tutta Italia. Ma in realtà la lista dei vini frizzanti a cui attingere è davvero molto lunga e regala moltissime varianti, sia per quanto riguarda i bianchi che per quanto riguarda invece i rossi.

Per definizione, qualsiasi sia il colore del vino, possiamo affermare che un vino viene definito frizzante quando presenta una pressione (dovuta all’anidride carbonica sviluppata dalla fermentazione) “non inferiore ad 1 e non superiore a 2,5 bar”. È questo un parametro di fondamentale importanza ai fini di una corretta classificazione. 

È curioso sapere che esistono vini frizzanti naturali o artificiali. Cosa cambia? I vini frizzanti naturali sono prodotti tramite una rifermentazione. Il processo fermentativo viene quindi ripetuto con un quantitativo di zucchero tale da ottenere una pressione tra 1 e 2,5 atmosfere. I vini frizzanti artificiali, invece, sono prodotti con l’aggiunta di anidride carbonica tramite bombole al prodotto finito.

Quando si opta per la prima strada e quando per la seconda? Dipende dall’uva. Ci sono alcune uve che, anche in presenza di una seconda fermentazione, non perdono l’aromaticità che le contraddistingue. In alcuni casi, invece, è preferibile scegliere la seconda strada indicata perché con la seconda fermentazione, a causa della sosta sui lieviti, le uve perdono un po’ di aromi e potrebbero dunque i vini perdere di caratteristiche e di qualità. 

Vuoi alcuni esempi di vini frizzanti? Tra i bianchi citiamo il Verduzzo, lo Chardonnay ma anche lo Zibibbo Bianco e il Moscato d’Asti. E ancora, la Malvasia o il Pignoletto. Tra i rossi, sono frizzanti la Bonarda oppure l’Ortrugo.

Prosecco: il re dell’aperitivo

Parlando di vini frizzanti e di spumanti ci sentiamo di dover chiamare in causa anche il Prosecco, da molti considerato il re degli aperitivi che nasce in un territorio con condizioni ambientali uniche. La sua zona di produzione è quella dei territori ricadenti in 4 province del Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine) e in 5 province del Veneto (Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza). Nel caso in cui la raccolta delle uve, la vinificazione e l’imbottigliamento avvengono completamente nelle province di Treviso e Trieste, si possono usare le menzioni speciali Prosecco DOC Treviso e Prosecco DOC Trieste. 

Le uve destinate alla produzione di Prosecco DOC provengono principalmente dal vitigno Glera. È questo un vitigno autoctono dell’Italia nord orientale, dalla storia antica, produce grappoli grandi e lunghi, con acini giallo-dorati. Le uve Glera però possono essere utilizzate in affiancamento anche ad altre uve fino a un massimo del 15%. Le altre uve che concorrono alla produzione del Prosecco DOC sono Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera, Glera lunga, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Pinot Nero, vinificato in bianco. Il Prosecco è in grado di regalare profumi fini e fruttati, velatamente aromatici. Al palato è fresco e sapido, ideale da consumare in ogni occasione. Insomma, da provare!

Creato il 20/03/2023. © Riproduzione riservata.
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