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Brut: spumante secco e non dolce
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Brut: spumante secco e non dolce

ROSADIVINI
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Redazione

La parola Brut deriva dal francese e significa “puro, grezzo”. E’ un’indicazione che si trova sulle etichette degli spumanti e serve a definire uno spumante secco e non dolce, con un residuo zuccherino inferiore ai 12 g/l.

Indice

Grazie ad un dosaggio basso e quasi impercettibile, la freschezza e bevibilità del vino non vengono compromesse e lo rendono facilmente abbinabile a tavola. Il brut spumante è una delle tipologie più utilizzate e amate.

A seconda dello zucchero presente gli spumanti vengono divisi in 3 macro categorie: spumanti secchi, morbidi e dolci. Oltre a questa si aggiunge una classificazione in sette tipologie diverse, suddivise appunto sulla base del residuo zuccherino contenuto al suo interno.

Scala degli spumanti sulla base del tenore zuccherino residuo

  • Pas Dosé o Brut Nature con zucchero inferiore ai 3 gr/l;
  • Extra-brut: compreso tra 0 e 6 g/l;
  • Brut: inferiore a 12 g/l;
  • Extra-dry: compreso tra 12 e 17 g/l;
  • Dry o sec-asciutto-abboccato: compreso tra 17 e 32 g/l;
  • Demi-sec o medium dry: compreso tra 32 e 50 g/l;
  • Dolce: se superiore a 50 g/l.

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Ma facciamo un passo indietro: ogni vino deriva infatti dalla fermentazione dell’uva.

Fermentazione vino brut

Durante la fermentazione avviene un complesso processo biochimico attraverso il quale i lieviti (saccaromiceti) contenuti sulle bucce delle uve trasformano gli zuccheri dell’uva in alcol ed anidride carbonica.

Raggiunto un certo livello alcolico o quando si abbassa la temperatura esterna, la fermentazione termina. Da questo primo procedimento nasce un vino fermo. 

Per gli spumanti segue la presa di spuma che consiste in una seconda fermentazione (spumantizzazione): al vino vengono aggiunti degli ulteriori lieviti ed una piccola quantità di zucchero (nella maggioranza dei casi sono 24 grammi di zucchero per litro).

Questa seconda fermentazione avviene però in una bottiglia chiusa (Metodo Classico o Champenoise) o in una botte di acciaio chiusa e con tenuta a pressione detta autoclave (Metodo Charmat o Martinotti).

Anche durante questa seconda fermentazione gli zuccheri vengono trasformati in alcol ed anidride carbonica.

Essendo però una fermentazione al “chiuso”, l’anidride carbonica non si libera nell’aria ma resta intrappolata all’interno del vino sotto forma di piccole bollicine. Abbiamo quindi gli spumanti.

Una piccola (meglio dire piccolissima) parte degli zuccheri restano nel vino e non vengono trasformati in alcol. A seconda della quantità di zuccheri rimasta il vino viene suddiviso nelle sette tipologie indicate in precedenza.

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Creato il 10/11/2021, aggiornato il 11/09/2022. © Riproduzione riservata.
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