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Vino italiano: un viaggio attraverso le migliori denominazioni
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Vino italiano: un viaggio attraverso le migliori denominazioni

ROSADIVINI
ROSADIVINI
Redazione

Le denominazioni dei vini sono delle classificazioni utilizzate per distinguere i vari prodotti presenti sul mercato sulla base di caratteristiche qualitative indicate e stabilite da leggi e normative specifiche.

Le denominazioni possono dunque essere descritte come delle etichette che caratterizzano le varie tipologie di vino e che di fatto identificano le peculiarità di un vino piuttosto che un altro.

Quali sono le denominazioni in Italia e cosa stanno a significare? Saperle riconoscere è importante per avere un quadro generale più chiaro e riuscire così a mettere a fuoco alcune caratteristiche tipiche dei vini. Ti elenchiamo le principali denominazioni dei vini in Italia per aiutarti quindi a riconoscere i vini e le loro qualità.

Le principali denominazioni dei vini

IGT, DOC e DOCG: ti dicono qualcosa queste sigle? Se la risposta è negativa non ti preoccupare. In questo articolo ti spiegheremo il significato di ogni denominazione in modo da poterti fornire qualche indicazione utile per riconoscere alcuni vini e focalizzarti sulle loro caratteristiche principali. Leggi di seguito, ti illustreremo a grandi linee le differenze tra le varie etichette.

IGT

Questa etichetta (Indicazione Geografica Tipica) nasce per dare risalto ad alcuni vini che altrimenti sarebbero del tutto offuscati dalle tipologie DOC e DOCG. Questo perché non superano il rigido disciplinare che invece caratterizza le due denominazione più “famose”.

I vini a marchio IGT sono realizzati con determinate uve che vengono coltivate in vaste zone e non sono riconducibili a un preciso territorio come invece accade per le etichette DOC e DOCG.

Il disciplinare del marchio IGT è meno restrittivo rispetto a quelli delle denominazioni DOC e DOCG, così come l’imbottigliamento e l’etichettatura che subiscono meno controlli. Sui vini IGT non è necessario scrivere alcune informazioni che invece sono basilari nelle etichette concorrenti. Ad esempio il vitigno di provenienza, oppure l’annata e il colore del vino. L’assenza di queste informazioni, però, non sta a significare che un vino sia di scarsa qualità, tutt’altro. La qualità può essere anche elevata (in molti casi lo è) ma per questioni commerciali o perché magari il vino non soddisfa tutti i requisiti richiesti dal disciplinare dei marchi DOC o DOCG “cade” nella denominazione IGT.

Ci sono comunque delle regole che anche i vini IGT devono rispettare: la più importante è quella che riguarda l’utilizzo delle uve per la produzione. A differenza dei vini da tavola, che sono miscele tra più uve e possono essere quindi denominati solo con nomi di fantasia, i vini IGT devono essere fatti da uve che per almeno l’85% fanno parte della zona geografica indicata.

Dopo un periodo minimo di cinque anni un vino IGT può essere denominato DOC se ne rispetta il disciplinare di produzione.

DOC

La sigla sta a significare Denominazione di Origine Controllata. Dà valore ai vini italiani e consente l’esportazione di prodotti nazionali all’estero.

Con questa denominazione infatti si certifica un vino di qualità le cui caratteristiche sono attribuibili alle peculiarità della zona in cui quel vino è prodotto. Generalmente l’attribuzione del marchio DOC è riconosciuta ai vini prodotti in zone di piccole o medie dimensioni.

In Italia i vini a marchio DOC sono a oggi più di trecento, distribuiti tra le varie regioni italiane (il Piemonte è una di quelle a più alto numero di DOC). Per fare diventare un vino DOC i produttori devono inoltrare la richiesta alla regione di appartenenza. Questa farà tutti gli opportuni controlli per verificare che i requisiti minimi sussistano. Ricapitolando, le peculiarità considerate necessarie dal disciplinare sono le seguenti:

  • la zona geografica di produzione
  • il vitigno
  • la tipologia del terreno di coltivazione dell’uva
  • la resa dell’uva in vino (per evitare un eccessivo sfruttamento della vite)
  • le tecnologie di produzione e di invecchiamento utilizzabili
  • le caratteristiche del prodotto finito (acidità, estratto secco, gradazione alcolica minima, peculiarità organolettiche)
  • le eventuali qualificazioni del vino al momento della commercializzazione. Significa che alcuni vini, nel momento in cui vengono immessi sul mercato, possono riportare sull’etichetta alcune informazioni extra. Generalmente le aggiunte in etichetta sono le seguenti: Classico (per i vini prodotti nella zona di più antica tradizione (nell’ambito del territorio delimitato dal disciplinare), Riserva (per quelli sottoposti ad un invecchiamento più lungo), Superiore (per quei vini che vengono considerati di qualità più alta magari in un’annata in cui le condizioni climatiche sono state particolarmente favorevoli e tali da poter immettere sul mercato un vino di ancora maggiore qualità)

DOCG

I vini di particolare pregio vengono etichettati con questa sigla (che sta per Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Rappresenta dunque il più alto livello di qualità che un vino può ottenere.

Un vino DOC, dopo un minimo di dieci anni, può diventare DOCG ma questa non è una regola fissa, nel senso che non tutti i vini DOC si trasformano in DOCG. Solo quelli che vengono ritenuti di particolare pregio e di notorietà nazionale e internazionale “per l’effetto di tradizionali fattori naturali, umani e storici”, come detta il disciplinare.

Va da sé che i vini che appartengono a questa categoria devono sottostare a regole ben più rigide e sono sottoposti a controlli più severi oltre che ad un doppio esame: sia in fase di produzione, sia in fase di imbottigliamento. Solo nel caso in cui tutte le prove siano superate un vino può andare in commercio con l’etichetta DOCG.

Ma quanti sono ad oggi i vini DOCG italiani? Quasi un’ottantina, ma il numero è destinato a crescere. Piemonte e Veneto sono le regioni più all’avanguardia in questo senso perché detengono il maggior numero di vini così denominati. Qualche passo più indietro c’è la Toscana, via via tutte le altre regioni.

Conclusioni

Possiamo dire dunque che in generale i vini DOCG vantano una migliore reputazione sul mercato nazionale e internazionale ma non è detto che, per qualità, siano migliori rispetto ai DOC o agli IGT anche perché ci si addentra poi in un campo molto ampio, quello cioè dei gusti personali. E sappiamo bene che quando parliamo di vino sono proprio quelli a fare la differenza, inducendoci a preferire un vino a un altro. Se vuoi però allargare le tue conoscenze in questo campo, conoscere almeno le principali denominazioni è importante per capire come mai, leggendo l’etichetta di un vino, a volte trovi la sigla IGT e altre volte quella DOC e DOCG. 

Creato il 22/07/2023. © Riproduzione riservata.
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