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Come descrivere un vino: colore, odore, sapore e gusto 
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Come descrivere un vino: colore, odore, sapore e gusto 

ROSADIVINI
ROSADIVINI
Redazione

Se non sai come descrivere un vino leggi questa guida. Un piccolo dizionario di termini e del linguaggio del vino utile per descrivere minuziosamente il vino e metterne a fuoco le caratteristiche essenziali. 

Indice dei contenuti

Ti piacerebbe essere in grado di analizzare un vino e riconoscere pregi ed eventuali difetti?

Non è una cosa semplice. Non a caso esiste la figura del sommelier, il professionista del vino, colui che è in grado di descrivere vino e bollicine attraverso un’analisi organolettica.

Il sommelier conosce approfonditamente i vini, le loro caratteristiche, sa come indirizzare i clienti a seconda dei loro gusti; è un intenditore a tutti gli effetti perché ha studiato la materia, si è specializzato, e ha deciso di seguire un percorso ben preciso.

Anche se non sei un sommelier puoi seguire alcuni piccoli consigli per sapere come descrivere un vino.

In questo articolo trovi i migliori consigli degli esperti e un piccolo dizionario dei termini e del linguaggio del vino utile ad individuare le principali peculiarità di un vino.  

Aggettivi per descrivere il vino

Quali sono gli aggettivi che ben si prestano a descrivere un vino? Cosa si intende quando si afferma che un vino ha un gusto rotondo oppure è corposo?

Sono tante le affermazioni che si possono fare sorseggiando un buon vino rosso o un bianco. Alcune di esse possono rivelarsi davvero interessanti per disegnare un ritratto preciso di quello che stai bevendo.  

Il linguaggio del vino affonda le sue radici in tempi antichissimi. Basti pensare che già i greci utilizzavano numerosi aggettivi, sempre molto precisi, per descrivere nel dettaglio ciò che stavano bevendo.

Gli antichi romani non davano troppo spazio al linguaggio ma, per degustare un buon bicchiere di vino, dovevano seguire regole ferree e precise: il vino non si beveva a digiuno, e nemmeno a stomaco troppo pieno; non andava degustato in abbinamento al cibo salato, né acido.

Bisognava poi tenere sulla lingua il sorso da assaggiare, per poi sputarlo senza deglutirlo: un rito che andava eseguito in una giornata con vento di tramontana piuttosto che di scirocco.

Questi due esempi per dire che fin dai tempi antichi il mondo del vino ha sempre destato grande curiosità. Non stupisce allora che oggi sia tantissima (e in netto crescendo) l’attenzione che viene riservata a un prodotto che, in Italia, rappresenta senza dubbio un’eccellenza e non a caso viene esportato anche fuori dai confini nazionali. 

l vino è storia, è legame con il territorio, è tradizione. Saper descrivere un vino, oggi, regala grande soddisfazione anche a chi non è del settore.  

Ma quali sono gli aggettivi che si possono usare per descrivere un vino?

Non sempre è facile trovare i termini giusti e molto spesso capita di trovarsi in difficoltà nel cercare di associare a quello che si sta bevendo l’aggettivo più calzante. 

Nel calderone dei tanti aggettivi da poter associare a un rosso o a un bianco, ce ne sono alcuni che sono facili da comprendere e altrettanto semplici da utilizzare quando è il caso.

Al vino si associa spesso l’aggettivo armonico: significa che il prodotto è equilibrato, non presenta sapori che prevaricano su altri o che sonano a palato.

Ѐ un vino in cui tutte le caratteristiche sono presenti in armonia e questo è senza dubbio un ottimo modo per descrivere un vino di qualità e lavorato bene.

Si tira spesso in ballo anche l’aggettivo persistente quando si prova a descrivere un vino. Cosa significa? Questo termine generalmente si usa per indicare un vino in cui le sensazioni gusto-olfattive permangono a lungo, sono appunto persistenti.

Al contrario, quando quelle stesse sensazioni durano un tempo brevissimo, si dice che un vino è corto. Sono questi aggettivi che si riferiscono alla struttura del vino che può poi essere anche rotondo, ovvero pieno, morbido, generalmente con scarso tasso di acidità e di tannini, piacevole al palato e così via. 

Quando si vuole descrivere un vino dal punto di vista della dolcezza, sono altri gli aggettivi che vengono prontamente utilizzati.

Si dice ad esempio che un vino è abboccato, quando ha un leggero sapore dolce, si dice che è amabile se questa sensazione di dolcezza è più marcata rispetto al vino abboccato.

E poi si può descrivere un vino come secco, dolce, vellutato (quando in bocca è delicato e morbido come appunto il velluto).

Dizionario del vino

Insomma gli aggettivi che sono in grado di descrivere un vino sono davvero tanti e tutti molto precisi, basta non usarli mai a sproposito: è questo il segreto per riuscire a descrivere correttamente un qualsiasi vino. 

Come descrivere un vino con l’analisi organolettica 

L’analisi organolettica che altro non è che una vera e propria degustazione in cui vengono utilizzati tutti i sensi per descrivere un vino.

Questa è una fase che chiama a raccolta non solo il gusto ma anche l’olfatto e la vista: tutti i sensi pronti a cogliere la magia del prodotto che si è versato nel bicchiere.

Si tratta di un processo molto importante che consente di mettere nero su bianco le caratteristiche di un vino e descriverlo quindi nel migliore dei modi, così come farebbe un vero sommelier con i suoi clienti.  

Come parlare di un vino? Non è così semplice perché quello dei vini è un mondo meravigliosamente variegato nel quale non sempre è facile destreggiarsi.

Trovare i termini giusti, insomma, può sembrare complicato, soprattutto per chi è alle prime armi e fatica a cogliere le caratteristiche di un rosso o di un bianco.

Ma con qualche buon consiglio, descrivere un vino diventa sicuramente più semplice e decisamente divertente.

Ѐ questione di allenamento, di palato, di capacità di riuscire a cogliere quelle sfumature che solo il vino è in grado di regalare. 

Analisi visiva del vino

L’esame visivo è una prima importante parte dell’analisi organolettica che appunto è alla base della descrizione di un qualsiasi vino.

Quando si riempie il calice, la prima cosa da fare è quella di osservare le sfumature del colore del vino, provando a mettere a fuoco le caratteristiche cromatiche.

Un vino può essere di colore giallo paglierino, oppure rosso rubino, può avere sfumature che virano verso il viola oppure verso l’arancio: insomma sono davvero tante le combinazioni da poter osservare.

Il vino sa essere davvero, in alcuni casi, un tripudio di colori, basta solo saperli cogliere descrivendoli minuziosamente.

In questa prima fase dell’analisi organolettica, dunque, bisogna semplicemente aguzzare la vista. 

Analisi olfattiva del vino 

Dopo l’esame visivo si passa a quello olfattivo, altrettanto importante quando si vuole descrivere un vino: si cerca cioè di cogliere il profumo di ciò che si è versato nel bicchiere.

Allora ecco che si avvicina il calice al naso e si prova a percepire le caratteristiche aromatiche, quello che in gergo si definisce il bouquet del vino.

Anche in questo caso, si spalancano una miriade di possibilità, tutte da valutare bene.

Ci sono vini che ricordano note di frutti rossi, come la ciliegia, l’amarena, la fragola; altri invece ricordano l’uva matura, la banana e in generale la frutta esotica. Ce ne sono altri speziati, altri floreali.

Quello di individuare i profumi può rivelarsi un gioco davvero entusiasmante se fatto con la giusta applicazione. E così, si potrà classificare un vino in modi diversi. Un bianco floreale o fruttato, un rosso vinoso, un rosé aromatico.

Tanti aggettivi, tutti da usare al momento giusto per descrivere un vino nel dettaglio e in modo impeccabile!

Analisi gustativa del vino

L’analisi organolettica termina con l’esame gustativo. Arriva insomma il momento dell’assaggio, quello che molti preferiscono perché in grado di regalare indicazioni più immediate.

In realtà è solo una percezione, in molti casi nemmeno troppo corretta: l’analisi gustativa non è più semplice delle altre due precedentemente descritte.

Degustando un sorso di vino, prestando la giusta attenzione, si possono comunque individuare alcune precise caratteristiche che si possono poi descrivere con alcuni termini ad hoc.

Al palato un vino può rivelarsi rotondo, oppure sapido, o ancora morbido, oppure tannico. Un vino sa essere fresco, leggero, equilibrato, armonico. Ci si può davvero sbizzarrire, dunque, nel trovare l’aggettivo più appropriato.

Le domande più frequenti

Cosa si intende per gusto rotondo? Quando i sapori dolci equilibrano i sapori acidi e tannici e sulla lingua il risultato è morbido e delicato. L’opposto di un vino rotondo è un vino spigoloso che presenta contrasti e note acidule. 

Cosa si intende per vino corposo? Un vino si può definire così quando è robusto, solitamente con un alto tenore di alcol, e in bocca lascia una sensazione di calore. Un vino importante, insomma, che generalmente va anche saputo abbinare al cibo altrimenti lo sovrasta.

E ancora, cosa si intende per vino strutturato? Molti vini rossi presentano una corposità importante ma ci sono anche dei bianchi abbastanza strutturati.

Corposo e strutturato identificano la stessa tipologia di vino? Diciamo che un vino corposo è generalmente un vino strutturato, insomma le due definizioni sono simili. 

Come definire un buon vino? Non c’è una regola unica ma sono tante le variabili che concorrono per poter definire un vino di qualità. Certamente, un vino in cui i profumi e i sapori si sposano alla perfezione, in cui c’è equilibrio e armonia, in cui niente stona e tutto invece è perfetto, può essere definito un prodotto di qualità.

Subentrano poi i gusti personali, ma in questo caso non determinano la qualità di un prodotto.

Ora che sai come descrivere un vino non ti resta che mettere in pratica la teoria. Non sai quale vino scegliere? Prendi spunto dalla selezione di vini di ROSADIVINI

Creato il 19/06/2022, aggiornato il 12/09/2022. © Riproduzione riservata.
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