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Cantina Josetta Saffirio: una storia al femminile
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Cantina Josetta Saffirio: una storia al femminile

Giulia Cimpanelli
Giulia Cimpanelli
Giornalista

La Cantina Josetta Saffirio è un’azienda agricola a Castelletto di Monforte d’Alba (CN), acquistata da Ernesto Saffirio ma ha una storia tutta al femminile.

“Nonno Ernesto coltivava qualche appezzamento per farci del vino ma non era un’azienda agricola, la prima a farla diventare tale è stata all’inizio degli anni ’80 sua figlia Josetta, mia madre”.

A raccontare questa storia è Sara Vezza, che dalla fine degli anni Novanta ha preso in mano la cantina e l’ha trasformata in un’impresa vitivinicola biologica che oggi produce più di 80 mila bottiglie all’anno.

Com’è cominciata la sua avventura?

Nel 1982 da alcuni “esperimenti” nacque un Barolo di altissimo livello, che ha dato vita all’Azienda Agricola Josetta Saffirio. Dopo alcuni anni, però, mia madre decise di smettere.

Io studiavo Scienze della Comunicazione ma chiesi ai miei genitori di darmi fiducia e con il loro aiuto (padre enologo e madre agronomo, ndr), dopo la laurea a 22 anni mi buttai nell’avventura imprenditoriale.

Quanto è cresciuta l’azienda in questi vent’anni?

Nella prima vendemmia 2002 avevo vinificato 1000 bottiglie, quest’anno 100.000. L’azienda è di 36 ettari di cui 11,5 vitati, 16,5 dalla prossima primavera.

Quali sono le vostre uve a Cantina Josetta Saffirio?

Principalmente Nebbiolo che usiamo sia per il Barolo che per il Nebbiolo d’Alba e Lo Spumante metodo classico e il Langhe Nebbiolo.

Coltiviamo anche Barbera e il raro Rossese Bianco e ho investito in Alta Langa a Murazzano per produrre il Metodo Classico da Pinot nero e Chardonnay.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Nella testa e nel cuore ho l’obiettivo di creare valore, produrre in modo sostenibile e che questo porti una crescita economica e non solo per le generazioni che verranno. 

Sto cercando di lasciare ai miei quattro figli valori importanti. Desidero anche che il vino racconti in modo autentico la vigna e il territorio da cui viene e l’annata.

Anche per questo stiamo lanciando la linea Sara Vezza che racconta i quattro elementi – terra, acqua, aria e fuoco – in termini filosofici. Una linea sperimentale che porti a nuovi metodi tecnici, come l’affinamento in porcellana o in anfora, lieviti indigeni…

Lei ama molto il suo territorio e la sua cantina: come è cambiata nel tempo?

La mia famiglia mi ha aiutata anche negli investimenti per rendere Cantina Josetta Saffirio moderna e sostenibile: isolata in sughero naturale, è integrata nel paesaggio e si sostiene esclusivamente con energia pulita grazie a un impianto fotovoltaico.

Io ho investito molto nell’incoming in cantina perché è fondamentale che si crei un legame tra i clienti, la cantina e il marchio.

Prima della pandemia avevamo 2500 visitatori all’anno, che vivevano un’esperienza seguiti in modo individuale. Speriamo di poter ricominciare presto.

Abbiamo promosso iniziative quali la vendemmia dei bambini e Adotta un filare per far vivere alle persone il lavoro che facciamo durante tutto l’anno e cosa significa produrre un vino di qualità.

Basti pensare che prima di arrivare sulle nostre tavole il Barolo fa un percorso di quattro anni. 

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Creato il 21/12/2021, aggiornato il 25/07/2022. © Riproduzione riservata.
Giulia Cimpanelli
Sull'autore:
Giornalista
Classe 1983, da dieci anni è collaboratrice fissa del Corriere della Sera, prevalentemente in area Economia e Innovazione. Scrive di impresa, innovazione, new economy e lavoro. Dal 2015 è anche social media editor di Corriere.it e Corriere Innovazione. Negli anni […]