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Neos: il vino marino che nasce dalle acque dell’Elba
Percorsi e itinerari del vino

Neos: il vino marino che nasce dalle acque dell’Elba

Silvia Cutuli
Silvia Cutuli
Giornalista

Si chiama Neos e viene fuori da un esperimento enologico dell’azienda Arrighi, fatto con le uve immerse in mare per cinque giorni.

Indice:

Viaggio dall’antico vino Chio all’attuale vino marino Neos.

C’era una volta, più di 2500 anni fa, un vino mitologico particolarmente aromatico prodotto nella piccola isola di Chio, nell’Egeo orientale. Custodiva un segreto che lo rendeva unico al palato: la presenza del sale derivante dalla pratica dell’immersione dell’uva chiusa in ceste nel mare, con lo scopo di togliere la pruina dalla buccia, accelerando così l’appassimento al sole e preservando l’aroma del vitigno anche durante i trasporti per mare.

Vino Neos: la sperimentazione passa per l’Isola d’Elba

L’azienda Arrighi risale al 1920, nasce come azienda agricola con vocazione turistico-alberghiera. Nel 1950 passa alla seconda generazione e nel 1967 si impegna nella produzione di vino Sangiovese.

Con la terza generazione di Antonio Arrighi, negli anni’80 prende il via la sperimentazione di vitigni non elbani. Con il Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria di Arezzo (C.R.E.A.), vengono selezionati i vitigni più adatti al clima dell’Isola d’Elba e inseriti in produzione.

«La superficie vitata era di soli 2 ettari. Oggi è di circa 8 ettari e ancora in espansione», racconta Arrighi.

La vinificazione nelle anfore di terracotta di Impruneta

Antonio Arrighi insiste nella sperimentazione di soluzioni innovative, che al tempo stesso abbiano il sapore delle tradizioni antiche: cerca così un contenitore con le stesse caratteristiche di micro-ossigenazione del legno, ma che non cedesse sostanze al vino.

Come fare? Con le anfore di terracotta, recuperando un’antica tradizione già presente nella storia dell’Isola d’Elba. Il risultato? Nel 2010 nasce Tresse, il primo vino in anfora dell’Isola d’Elba composto da un inedito blend: Sangiovese, Syrah e Sagrantino, evolve in anfora per 18 mesi e continua l’affinamento in bottiglia per 6 mesi. 

Scopri l’origine del vino

Neos: il vino marino

Antonio Arrighi che già vinificava nelle anfore di terracotta, si appassiona alla storia del vino di Chio, celebrato nell’antica Grecia come vino di lusso. Lo ricorda anche Plinio Il Vecchio, al quale fu offerto da Cesare al banchetto del suo terzo consolato.

L’esperimento enologico nel 2018 avviene sulle tracce dell’antico vino mitologico, in collaborazione con il Professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano, e Angela Zinnai con Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa.

Come è fatto il vino marino

L’uva utilizzata per ricreare questo particolare metodo di vinificazione è l’Ansonica: un’uva bianca tipica dell’Elba caratterizzata da una buccia molto resistente e una polpa croccante che ha reso possibile la permanenza in mare per 5 giorni, a circa 10 metri di profondità, protetta in ceste di vimini.

Il sale marino durante i giorni di immersione, per “osmosi”, penetra anche all’interno senza danneggiare l’acino, accelerando così il successivo appassimento al sole e preservando l’aroma del vitigno. Il successivo passaggio delle uve avviene in anfore di terracotta con tutte le bucce e dura sei mesi.

La presenza di sale nell’uva, con effetto antiossidante e disinfettante, ha permesso di provare a non utilizzare solfiti, arrivando a produrre dopo un anno in affinamento in bottiglia, un vino estremamente naturale, molto simile a quello prodotto 2500 anni fa.

All’olfatto si percepiscono profumi inebrianti di miele al rosmarino e fiori d’acacia, in contesto salmastro; zenzero candito, cedro, melissa, caramelle d’orzo, resina e ceralacca. Succoso e saporito, lascia un richiamo di erbe aromatiche che si fondono con tracce di ostrica. 

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Creato il 10/11/2021, aggiornato il 13/07/2022. © Riproduzione riservata.
Silvia Cutuli
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La scrittura? Una passione divenuta la mia professione e che oggi condivido con i miei studenti dell'Accademia di Costume e Moda e dell'Istituto Europeo di Design. La scrivania della mia cameretta è stata da sempre il luogo dove rifugiarmi, carta […]